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Nel segno della prevenzione

Anche se le catastrofi naturali sono inevitabili ed è quasi impossibile recuperare pienamente i danni causati da eventi disastrosi, tra le innumerevoli attività di prevenzione c’è il miglioramento dell’informazione alla popolazione su come agire prima, durante e dopo l’evento.

A cura di Paolo Peretti Direttore del Centro Formazione e Ricerca Merlo

Nonostante i grandi progressi compiuti nell’ambito delle tecnologie e delle soluzioni costruttive, il processo per migliorare la resistenza degli edifici è purtroppo lento e gli eventi catastrofici che possono metterli in pericolo, causando anche la perdita di vite umane, continueranno ad esistere ancora per molti anni a venire.
In tempi ragionevolmente brevi la formazione della popolazione sui comportamenti da tenere durante e dopo un accadimento catastrofico è una delle attività necessarie per renderne meno drammatiche le conseguenze.

La formazione deve essere organizzata sulla base di linee-guida comuni che suggeriscano le azioni che un individuo deve intraprendere, con istruzioni semplici e facili da comprendere. In paesi con avanzata cultura della prevenzione, il loro insegnamento e la pratica per la popolazione sono ormai consolidati da anni ed anche in Italia molti Enti Locali ed Organizzazioni hanno già attivato corsi di questo tipo.
Ciò che è ancora poco enfatizzato è come comportarsi, a seguito di evento catastrofico che causa il crollo degli edifici, per un primo immediato intervento di emergenza in attesa dell’arrivo dei soccorsi.

Il tempo è sempre un fattore decisivo e la reazione precoce è di vitale importanza per la sopravvivenza delle vittime.
Coloro che intervengono immediatamente sono generalmente parenti, amici, vicini di casa, persone di buona volontà sovente prive delle competenze e conoscenze di base per poter affrontare in sicurezza l’emergenza, con il rischio concreto di mettere in inutile pericolo se stessi e coloro che stanno cercando di salvare.

I siti devastati sono instabili e nascondono molti pericoli: vetri rotti, chiodi sporgenti, pavimenti o scale indebolite, muri pericolanti, cavi elettrici abbattuti, fughe di gas, condutture idriche rotte, scarichi fognari aperti.
Le strutture che appaiono solide in realtà possono non esserlo più e la polvere generata da una crollo può essere nociva, oltrechè eventualmente coprire alla vista le vittime.
Le statistiche confermano che, purtroppo, in ogni catastrofe i soccorritori non addestrati e non equipaggiati subiscono lesioni, anche gravi.
Quando intervengono le squadre di soccorso – formate e preparate per eseguire interventi nelle condizioni più difficili – è bene che le persone inesperte, magari con tanta voglia di dare una mano scavando tra macerie e detriti, si astengano dall’intervenire per il rischio di causare ulteriori crolli e danni alle persone intrappolate.

La posizione delle persone intrappolate tra ciò che resta delle loro case o dei luoghi di lavoro, il modo in cui l’edificio è crollato, i materiali da costruzione con cui è fatto e molti altri elementi creano una grande variabilità di situazioni.
Le operazioni di salvataggio possono quindi richiedere da alcuni minuti a diversi giorni, differenziando notevolmente gli impieghi di personale, di attrezzature ed i rischi legati agli interventi stessi.

Se si desidera aiutare i soccorritori è necessario seguire alla lettera le loro istruzioni ed avere a disposizione le protezioni minime. Tra le molte precauzioni, mai scavare a mani nude tra le macerie ed indossare una mascherina anti-polvere.

La formazione preventiva è determinante e le sfide tecniche ed organizzative che impone portano con sé il valore aggiunto della fiducia di chi guarda al futuro senza rassegnazione.

Gli spazi vitali

La maggior parte degli edifici che non resistono alle sollecitazioni di un terremoto crolla secondo uno schema abbastanza prevedibile.
Molto spesso il collasso della struttura lascia liberi all’interno dell’ammasso di macerie degli spazi vuoti in cui una persona, malgrado tutto, riesce fortunatamente a sopravvivere.
La grande sfida per i soccorritori è saper individuare e raggiungere in sicurezza questi vuoti il prima possibile, riducendo i rischi al minimo.

Generalmente si possono identificare quattro macro-tipologie di crollo e, pur nella gravità del disastro, molti di coloro che sono rimasti intrappolati sotto le macerie possono trovare la salvezza.

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