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Come fare scappare i talenti

La leadership di un manager è la chiave per il mantenimento dei dipendenti in azienda perché un capo incapace è il più grosso ostacolo allo sviluppo delle loro carriere.

Gli sbarramenti lungo il percorso di crescita professionale in azienda sono tanti ma non sempre hanno a che fare con le proprie capacità ed attitudini.
Molto spesso, nonostante gli anni di esperienza e le competenze acquisite, si fatica infatti a salire nella scala gerarchica per colpa dei capi: responsabili e manager, professionalmente molto preparati ma inadeguati nel coordinare la propria squadra e che temono l’ascesa di giovani più qualificati ed intraprendenti di loro.
I loro errori non solo arrecano danno all’azienda ma finiscono per soffocare le aspirazioni dei lavoratori dotati e determinati i quali, percependo un blocco al loro sviluppo professionale, preferiscono seguire altre opportunità.

Non è sempre vero che chi cambia lavoro lo fa solo per migliorare il proprio stipendio
Certo è che a parità di condizioni avere una remunerazione superiore è meglio ma è anche vero che a parità di remunerazione ci sono cose che non hanno prezzo.
Infatti le persone a volte decidono di cambiare semplicemente perché non sopportano più l’ambiente nel quale lavorano, magari da tanti anni. Questo è un indubbio danno per l’azienda e anche se questa è bella e lo stipendio è adeguato, non sempre questi due fattori bastano a trattenere un giovane talentuoso che vuole crescere.
A ben guardare infatti, molto spesso le persone non lasciano l’azienda ma il proprio responsabile, quel supervisore o capo la cui incompetenza gestionale non riescono più a sopportare.
Non si tratta tanto delle figure di vertice di una società, quanto dei manager di secondo e terzo livello e dei responsabili di linea, vale a dire quelle persone che guidano gruppi di lavoro e che sono costantemente a contatto con le risorse umane da essi coordinate.
L’incompetenza di un capo non riguarda le sue capacità professionali, perché in mancanza di esse nessun imprenditore lo avrebbe incaricato di una funzione di responsabilità, quanto piuttosto le sue carenze di tipo relazionale e gestionale con i collaboratori.
Si può essere infatti un brillante tecnico o un geniale innovatore o un grande venditore ma non è scontato che si sia anche in grado di gestire una squadra di persone che deve materialmente confrontarsi ogni giorno con questi ambiti e processi.
Quello che sovente manca in chi guida il team è infatti la leadership.
E manca perché è praticamente inesistente il concetto di formazione dei manager e dei responsabili a sviluppare questa abilità.

Leader si diventa, non si nasce
Servono duro lavoro, impegno, esperienza e la passione che tutti noi mettiamo per raggiungere qualsivoglia obiettivo che riteniamo giusto. E serve soprattutto un percorso formativo qualificato che apporti il necessario valore aggiunto alle competenze operative del manager.
Infatti i capi spesso sono dipendenti promossi a questi ruoli per le loro capacità professionali ma ai quali purtroppo manca la corretta formazione per dirigere i propri colleghi nella condivisione e nel raggiungimento degli obiettivi.
In altre parole sono ottime risorse operative, purtroppo carenti della leadership necessaria per coordinare gli sforzi comuni, per cogliere e gestire non solo gli aspetti pratici dell’organizzazione del lavoro ma anche quelli di carattere personale dei dipendenti.

Un bravo capo conosce i propri collaboratori ed adatta il proprio approccio a ciascuno di essi
Se questa impostazione manca, finisce per bloccarne le aspirazioni di crescita, soprattutto di coloro che sono consci delle proprie potenzialità.
La mancanza di esperienza e di una formazione adeguata possono portare il capo a non avere empatia, a non riuscire a intuire e gestire le aspettative di chi lavora con e per lui.
La cosa peggiore è non dare risposte soddisfacenti a chi chiede consigli per crescere o per formarsi o a chi desidera dare un contributo in più all’azienda per svolgere così in futuro un ruolo diverso, più importante e appagante.
Spesso il capo teme le ambizioni e le capacità delle persone che lavorano nella sua squadra e bloccandone la crescita commette un grosso errore perché se non trova una persona che sia in grado di sostituirlo, non potrà mai occuparsi di altro per evolvere professionalmente egli stesso.
Altro errore molto comune, che deriva dal timore del cambiamento, è scegliere i collaboratori più in base alle conoscenze personali che per le competenze professionali, avvalendosi quindi di risorse che, è sicuro, seguiranno il suo modo di ragionare e di operare senza creare problemi.
C’è anche il capo che svolge un lavoro solo operativo e che si occupa personalmente del problema quando questo si manifesta. Dovrebbe invece saper delegare queste funzioni, coordinando e dirigendo le attività del suo gruppo in modo da concentrarne le energie nel raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Di fronte a questo quadro non c’è quindi da stupirsi se in Italia più di un lavoratore su quattro ritiene che il più grande limite al proprio sviluppo di carriera sono proprio i responsabili inadeguati.
Se infatti manca la capacità di comprendere le aspettative dei dipendenti e di creare un ambiente positivo che li mantenga motivati quando sono al lavoro, manca un pilastro portante alle fondamenta organizzative di ogni azienda.

Un bravo capo può commettere errori, ma ne fa pochi
Un bravo capo dà una guida e delega, conosce e ascolta i propri collaboratori, li fa crescere, trascorre più tempo là dove viene svolto il lavoro che in ufficio ed è sempre pronto a spiegare e argomentare le proprie scelte in modo che nessuno si senta demotivato.
Un bravo capo prende decisioni tempestive perché una soluzione buona, applicata subito, è meglio di una soluzione perfetta applicata dopo.
Niente scoraggia di più un dipendente che aspettare giorni per una decisione che poi deve essere eseguita in poche ore.

Se i dipendenti lasciano l’azienda a causa dei loro manager allora l’organizzazione deve costruire capi migliori e soprattutto formarli alla buona leadership
Come? Guardiamo per paradosso alle innumerevoli ed a volte anche stravaganti strategie per perdere peso.
Quella giusta in realtà è una sola: assumere meno calorie e bruciarne di più, principalmente attraverso l’esercizio fisico. Niente di sorprendente in un principio facile da comprendere che richiede comunque fatica, volontà e magari l’aiuto di uno specialista qualificato per essere attuato fino in fondo.
Come il tenersi in forma può e deve essere una buona abitudine, anche diventare un buon leader è più facile con la pratica e con il supporto di un bravo professionista.
Nell’ambito della formazione alla leadership ed allo sviluppo delle competenze trasversali c’è un’ampia scelta formativa e ci sono specialisti che possono aiutare nel creare una leadership efficace.
Il problema è saperli scegliere, difficile come trovare il dietista giusto.