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L’attacco a tre punti del sollevatore telescopico

L’attacco a tre punti rende possibile l’accoppiamento posteriore al sollevatore telescopico o al trattore agricolo di una vasta gamma di attrezzature che ne aumentano la polivalenza operativa.

A cura di Gian Paolo Fresia, Senior Trainer del Centro Formazione e Ricerca Merlo

È così chiamato perchè due bracci inferiori (bracci primari), azionati per via oleodinamica, gestiscono il sollevamento e la discesa dell’attrezzatura agricola ad essi collegata ed un terzo punto, quello superiore, è un tirante che, con lunghezza regolabile in modo manuale o idraulico, permette di impostare l’assetto dell’attrezzo e svolgere la importante azione di bilanciamento delle forze durante le operazioni di aratura, in modo da migliorare la trazione della macchina.

Nell’attacco a tre punti il movimento dei bracci inferiori è gestito da un sollevatore idraulico. Solitamente questo è a semplice effetto, ossia comanda solo la salita mentre la discesa dell’insieme avviene per gravità.

Le attrezzature collegate all’attacco a tre punti sono classificate in funzione delle loro caratteristiche: portate o semi-portate ed appositi snodi sferici (rotule) ne agevolano l’aggancio.

Nell’accoppiamento di tipo portato l’attrezzatura agricola è collegata all’attacco a tre punti e rimane vincolata ad esso in tutte le direzioni. Il suo peso grava interamente sulla trattrice.

Nell’accoppiamento di tipo semi-portato la macchina operatrice agricola è collegata all’attacco a tre punti ma il suo peso grava solo parzialmente sulla trattrice. Una parte di esso viene infatti trasferita al terreno dalla o dalle ruote che equipaggiano la macchina agricola stessa.

I bracci inferiori sono dotati di tiranti laterali regolabili che permettono di variare la distanza tra di essi, adattandola all’interasse tra i punti di aggancio della attrezzatura agricola. I tiranti possono anche essere bloccati per impedire oscillazioni trasversali non volute: in pratica si evita il brandeggio durante i trasferimenti su strada o nell’impiego di attrezzature che lavorano sollevate da terra.

I bracci stessi possono invece essere lasciati liberi di oscillare sul piano orizzontale, con un limitato grado di libertà, nel caso di utilizzo di attrezzature che lavorano appoggiate al terreno (erpici, seminatrici, frese, etc.).

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